Adbhuta Rasa è il sapore della meraviglia,
Secondo il Nāṭyaśāstra, Adbhuta si manifesta nel corpo attraverso l’apertura degli occhi, lo sguardo fisso, la pelle d’oca, le lacrime di gioia, la sudorazione.
Nei testi classici Adbhuta è stato descritto come il totale travolgimento di tutti i sensi e di tutte le emozioni da parte del sentimento di meraviglia. Non una sensazione tra le altre ma una che le contiene tutte e le supera.
La meraviglia non è un lusso emotivo. Ma è una delle forze più trasformative dell’esperienza umana.
La pratica rende evidente una distinzione tra due tipi di meraviglia: lo shock e l’apertura.
La prima è reattiva: arriva, travolge, passa.
La seconda è coltivata: è una qualità dell’attenzione che si allena nel tempo, una disponibilità a essere sorpresi anche da ciò che si conosce già.
È la seconda che interessa la pratica yogica. Non aspettare il tramonto straordinario ma imparare a vedere il tramonto ordinario come se fosse straordinario. Non perché si inganna la mente, ma perché si smette di lasciarle classificare tutto prima ancora di guardare. Questa è la meraviglia come pratica spirituale, Adbhuta.
Nel cuore dello Yoga, la meraviglia non è solo un’emozione passeggera, ma uno stato profondo dell’essere: uno squarcio sull’infinito che si apre nell’ordinario.
La meraviglia nello yoga è quindi rivelazione del Sé: un riconoscimento improvviso della bellezza del momento presente, così com’è, nella sua perfezione silenziosa. E’ il riconoscere che non c’è separazione tra osservatore ed osservato, un’unione, così come indica il termine Yoga.
Attraverso la meraviglia, lo Yoga ci conduce ad una verità semplice e luminosa, una realtà piena, completa, viva.
Adbhuta-rasa non è semplice sorpresa, ma una espansione interiore dello sguardo: un’apertura all’infinito che si manifesta nell’ordinario. È ciò che si prova quando la mente si ferma per un attimo, il cuore si spalanca senza capire, si intuisce che la realtà è molto più vasta, più viva, più luminosa di quanto si credeva.
“Adbhutam nāma bhavaty adṛṣṭa-śruta-vipralabdha-jñānānām āścarya-hetukaḥ sthāyī bhāvaḥ”
“Il rasa della meraviglia nasce dall’incontro con ciò che non è mai stato visto né udito: provoca uno stato emotivo stabile fondato sullo stupore (āścarya).” – (Nāṭyaśāstra)
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