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Śṛṅgāra Rasa, l’Amore

Śṛṅgāra Rasa è il sapore dell’amore, tradotto come “amore”, “bellezza”, “attrazione”. Ma nel contesto dello yoga e della tradizione indiana, è qualcosa di più sottile, più vasto.

Śṛṅgāra è un rasa, una qualità dell’esperienza,  un “sapore” che possiamo riconoscere quando siamo presenti.

Non è solo un’emozione, né, tantomeno, solo una relazione con qualcuno ma è la capacità di sentire profondamente, lasciarsi toccare, riconoscere bellezza, all’interno e all’esterno.

Socrate affermava: “Un uomo che pratichi i misteri dell’amore non sarà in contatto con un riflesso, ma con la verità stessa. Per conoscere questo dono del cielo della natura umana è impossibile trovare un aiuto migliore dell’amore”.

Molto spesso identifichiamo il termine amore con passione, con un bisogno biologico ma l’amore è un campo vastissimo che abbraccia tutte le forme di vita se esplorato con consapevolezza. Solo la nostra reale nostra presenza è in grado di farci assaporare il piacere delicato dell’amore, la ricerca di verità autentica. Amore e verità vanno di pari passo. L’amore autentico non è un bisogno, un pretendere, ma un condividere; non conosce il chiedere ma solo la gioia del dare, e presuppone che alla base ci sia verità.

Nella sua forma più immediata, Śṛṅgāra si manifesta come movimento: attrazione, desiderio, slancio verso l’altro, verso la vita. Poi si raffina, diventa percezione, sensibilità, apertura.

E, maturando, si trasforma ancora, non dipende più da ciò che è piacevole o armonioso, ma ci permette di rimanere accoglienti e disponibili anche nell’imperfezione, per arrivare alla sua qualità più profonda, una qualità di pienezza che non ha bisogno di essere cercata.

Come ricorda Thich Nhat Hanh:

“Quando tocchi profondamente il momento presente, tocchi la vita in tutta la sua pienezza.”

Śṛṅgāra, allora, non è qualcosa da costruire. È qualcosa che si rivela, quando rallentiamo, quando ascoltiamo, quando e ci rendiamo disponibili a noi stessi.

Nella pratica yoga possiamo esplorare l’amore come energia che si muove, capacità di riconoscere la bellezza, apertura che include anche ciò che non è perfetto, una pienezza che non dipende da nulla.

Un invito non a diventare qualcosa, ma a riconoscere ciò che, silenziosamente, è già presente.

L’amore come il risultato di una profonda accettazione di sé, perché solo quando si ama se stessi si è in grado di amare davvero anche l’altro, trasformando l’amore in una condivisione di gioia e non in una necessità o un bisogno da colmare.

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