Appunti dal mese di ottobre del percorso «Ṛtu – Il tempo giusto»
Viviamo in perenne mancanza di tempo.
Tempo è una parola che non sappiamo definire, ma che nominiamo continuamente. La nominiamo per la sua mancanza, per il suo correre veloce e scivolare via, dalle mani e dalle azioni. Si trasforma in apnea, in affanno, in arrancare, in correre. È il tempo del nostro mondo iperproduttivo, dove tutto sembra richiedere velocità, efficienza, presenza. In questo mondo la sensazione di non avere mai abbastanza tempo finisce per accompagnarci ovunque.
Il tempo misurato e il tempo vissuto
Per Seneca il tempo è la materia prima della vita: l’unica ricchezza che non si può accumulare né riavere indietro. Eppure è anche ciò che più di ogni altra cosa dipende da noi. Per lui la vita non è breve: è il modo in cui la viviamo a renderla tale, con le nostre scelte, le distrazioni e i continui rimandi. «Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto.»
Agostino, quattro secoli dopo, tocca lo stesso punto da un altro lato. «Che cos’è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so.» Lo sappiamo vivere molto prima di saperlo spiegare.
Tra il tempo misurato, quello dell’orologio e delle scadenze, e il tempo vissuto, che si dilata in un’attesa e si comprime in un attimo di gioia, c’è una distanza. È da lì che siamo partiti nel nostro mese dedicato al tempo.
Ṛtu, il momento giusto
Ṛta è una delle parole più antiche dei Veda: indica l’ordine cosmico, naturale e morale dell’universo. La sua radice, ṛ-, significa «muoversi», «andare». Ṛta è il modo in cui le cose si muovono quando sono in armonia con se stesse: il sole che sorge, i fiumi che scorrono verso il mare, le stagioni che si alternano.
Dalla stessa radice nasce Ṛtu: la stagione, ma anche il momento appropriato, il tempo giusto per qualcosa. È da questa parola che prende il nome il nostro percorso di quest’anno. Non è un tema da studiare a distanza, ma un ritmo da attraversare, mese dopo mese.
Non si tratta di avere più tempo, ma di abitare per intero quello che si ha: la consapevolezza come occasione per abitare il nostro tempo e vivere una vita viva, piena.
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