Come ogni anno ci soffermiamo su un tema che accompagnerà le nostre pratiche, e quest’anno sarà la nostra relazione con il TEMPO: qual è il nostro ritmo? come si inserisce in un ritmo più vasto? è possibile riconoscere un ordine?
Un ordine nostro, che non è immobilità o rigidità ma capacità di fluire, muoversi, armonizzarsi con ciò che ci circonda, ritrovando ritmo giusto, un ordine giusto.
Rg-Veda I, 90, 6-7
“I venti soffiano dolci per colui che segue l’ordine cosmico,
i fiumi scorrono carichi di dolcezza; che le piante siano dolci per noi.
Dolce sia per noi la notte e dolce l’aurora,
pieno di dolcezza sia lo spazio terreno;
dolce sia per noi il Cielo, nostro padre”
Nella filosofia vedica esistono due parole nate dalla stessa radice sanscrita (Ṛ), che racchiudono il segreto per vivere in armonia: Ṛta e Ṛtu . Insieme, rappresentano il ponte tra l’infinito dell’universo e la realtà della nostra vita quotidiana.
• Ṛta è l’Universale, il Macrocosmo: È la grande legge invisibile, l’Ordine Cosmico primordiale. È il ritmo immutabile che fa nascere le stelle, che governa le maree e che mantiene l’universo in un perfetto e misterioso equilibrio. È la verità che sostiene il Tutto.
• Ṛtu è il Personale, il Microcosmo: È la manifestazione terrestre del Ṛta, il Tempo Giusto. Indica la stagione, il ritmo biologico, il momento esatto in cui un fiore deve sbocciare o un frutto deve cadere.
Come il nostro ritmo si inserisce in un ritmo più vasto?
La pratica yoga ci invita a non lottare contro la corrente ma assecondarla, imparare a fluire con essa. Cercheremo così di portare l’immenso ordine del macrocosmo ( Ṛta) , dentro la precisione del nostro tempo presente (Ṛtu) , richiamando il concetto più essenziale di Yoga: unione, con noi stessi, con il mondo.
Sarà un’alternarsi dal grande al piccolo, dall’universale al personale, dal grossolano al sottile.
Proveremo a riconoscere i ritmi esterni per armonizzarli ai nostri bisogni quotidiani, rispettando i cicli stagionali e della vita.

C’è un tempo per agire e un tempo per aspettare. Un tempo in cui il corpo chiede movimento, e un tempo in cui chiede silenzio. Quasi sempre lo sappiamo, ma viviamo come se il tempo fosse sempre lo stesso, sempre da riempire, sempre da recuperare.
Quante volte, in una giornata, facciamo qualcosa perché è “ora di farlo”, invece che perché è il momento giusto per farlo?
Ṛtu significa “il momento giusto”: non un’idea astratta, ma qualcosa che si impara a riconoscere attraverso la pratica, respiro dopo respiro, mese dopo mese. È il filo conduttore del nostro anno: un ritmo da attraversare.
Impareremo a lasciare andare ciò che è già passato, a fare spazio al silenzio quando è quello che serve, e a costruire piccoli gesti che, ripetuti nel tempo, diventano radice.
Quali gesti quotidiani, se ripetuti con più attenzione, potrebbero diventare un rito invece che un’abitudine automatica? Ogni pratica lascia una traccia, nel corpo, nella memoria, e imparare a riconoscerla è parte del cammino.
Il percorso si snoda in tre grandi momenti, ciascuno con le proprie caratteristiche: un tempo per lasciar andare, un tempo per custodire e lasciar maturare, un tempo per fiorire pienamente. Un ordine che non abbiamo inventato noi, ma che possiamo imparare a riconoscere e fare nostro.
Come tutto ciò che è vivo, il cammino non procede in linea retta: torna su se stesso, si ripete cambiando, e ogni passaggio da un momento all’altro è già parte della pratica.
Un percorso pensato per chi pratica da anni e per chi si affaccia allo yoga per la prima volta, per provare a rimettersi in ascolto del proprio tempo: quello vero, non quello dell’agenda.
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