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Hāsya Rasa, la Gioia

Nel sistema dei Nava Rasa, Hāsya è il rasa della gioia: il sorriso spontaneo, la leggerezza del cuore, la capacità di non irrigidirsi davanti alla vita.

Ma nello yoga e nelle tradizioni contemplative, la gioia ha livelli ancora più profondi.

Esiste Ānanda, la gioia che nasce dalla quiete interiore.
E nel Buddhismo troviamo Muditā, la gioia compartecipe: la capacità di gioire per il bene, la bellezza e la felicità degli altri.

Muditā è una delle quattro qualità del cuore illuminato: amore, compassione, equanimità e gioia altruistica.

Quando la gioia diventa Muditā, non dipende dal confronto, non nasce dal possesso, non diminuisce quando gli altri stanno bene; al contrario, si espande.

E così la gioia diventa abbondanza.

C’è un altro termine che possiamo utilizzare per indicare quella contentezza che nasce spontaneamente dentro di noi: Santosha.
È quella contentezza che non ha bisogno di una ragione specifica, una forma di pienezza più stabile e profonda rispetto ad altre forme di felicità.

Negli Yoga Sutra di Patañjali, Santosha viene elogiata come una vera forma di felicità: non perché abbiamo ottenuto qualcosa di particolare, ma perché abbiamo imparato ad agire e a vivere con una visione più pacificata delle cose.

La gioia rappresenta quel perfetto equilibrio tra stabilità e leggerezza.
Coltivare una buona stabilità nel corpo, nella nostra struttura di base, ci dà la possibilità di aprirci a nuove prospettive e di lasciarci guidare dai cambiamenti con curiosità ed entusiasmo.

La gioia non è superficialità, ma presenza.
Una presenza che dona una gioia autentica, silenziosa, stabile, luminosa.

Se la mente è agitata, la gioia diventa eccitazione.
Quando, invece, la mente è stabile, la gioia diventa pace.

Coltivare chiarezza, equilibrio e presenza sono qualità fondamentali affinché la mente calma diventi il terreno fertile in cui la gioia può fiorire.

Da Eugenio Borgna, La gioia, Einaudi

[…]La gioia è un’emozione fragile e leggera, che si avvicina alla letizia, e talora in lei si confonde, e che ci fa vedere nelle persone quello che hanno di positivo e di luminoso, e non solo quello che possono avere di ombroso e di negativo.
La gioia ci fa capire che in ciascuno di noi luci e ombre si alternano, si mescolano, e anche che le ombre si diradano solo se sappiamo andare incontro agli altri con gentilezza e con delicatezza, con tenerezza e con amore.

La gioia illumina il cammino della nostra vita, facendoci riconoscere significati e orizzonti sempre nuovi, mai immersi nelle abitudini e nelle ripetizioni.

Cosa avviene quando la gioia rinasce nel nostro cuore, e nel nostro modo di entrare in relazione con noi stessi e con gli altri? Nella gioia non siamo più divorati da nostalgie e da rimpianti, e nemmeno da preoccupazioni e da timori, e siamo immersi in una pace interiore entro cui recuperiamo la dimensione mistica e religiosa della vita.

La gioia rigenera in noi una pausa, un’oasi di serenità e di respiro dell’anima che ci consente di arginare il dolore e la sofferenza con il coraggio della fede e della speranza. […]

Hāsya Rasa ci permette di alleggerire lo spazio del cuore e di aprirci alla vita.
A una vita piena, creativa, che possiamo esplorare con curiosità e libertà.

Partendo dal tappetino, portiamo gioia nella nostra pratica, con quel giusto equilibrio tra impegno e leggerezza nel portare avanti un percorso di conoscenza di sé.

Un impegno che non diventa rigidità.
Una leggerezza che non diventa superficialità.

Una perfetta armonia in cui la gioia trova spazio per manifestarsi.

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