Nel percorso dello yoga, la compassione non è un’emozione accessoria, ma una qualità fondamentale del cuore risvegliato.
Karuṇā Rasa è il sentimento che emerge quando incontriamo la sofferenza, nostra o altrui, con presenza, apertura e desiderio sincero di alleviarla.
Dopo aver esplorato Vīra Rasa, il coraggio che ci sostiene nell’azione, e Bhayānaka Rasa, il confronto con la paura e l’ignoto, Karuṇā rappresenta ciò che nasce quando smettiamo di combattere ciò che sentiamo e impariamo ad accoglierlo.
Nella tradizione indiana, Karuṇā è uno dei Nava Rasa, i nove “sapori” emotivi fondamentali dell’esperienza umana. Non è debolezza né sentimentalismo ma una forza silenziosa, capace di sciogliere le rigidità dell’ego e di creare connessione.
In sanscrito, karuṇā indica una compassione profonda, che nasce dalla comprensione dell’interdipendenza di tutti gli esseri.
È strettamente legata a: Ahimsa (non nuocere) Maitrī (benevolenza) Dayā (gentilezza attiva)
Karuṇā è dunque una pratica deliberata, una disposizione interiore che può essere coltivata, allenata, incarnata.
Nella pratica yoga, Karuṇā si manifesta quando: ascoltiamo il corpo senza forzarlo, restiamo presenti al disagio senza respingerlo, coltiviamo gentilezza verso i nostri limiti, riconosciamo nell’altro lo stesso desiderio di pace che vive in noi
Nella tradizione buddhista rappresenta la seconda delle quattro dimore divine (brahma- vihara), i quattro stati mentali incommensurabili e sublimi che definiscono il vero amore e portano alla pace interiore: Metta (gentilezza amorevole), Karuṇā(compassione), Mudita (gioia compartecipe) Upekkha (equanimità)
Insieme formano un amore illimitato e incondizionato, libero da attaccamento e dipendenza.
Quando lavoriamo sulla compassione permettiamo al cuore di aprirsi senza chiedere nulla in cambio.
Non si misurano le colpe, non ci sono pesi.
Il cuore si apre per incontrare la nostra luce e le nostre ombre: solo così abbiamo la possibilità di aprirci all’altro, al suo dolore. La sua sofferenza trova rifugio nel nostro respiro consapevole senza diventare una ferita.
La compassione non è salvare o aggiustare il mondo ma è la capacità di restare. Restare quando l’altro vacilla, una storia si spezza e un silenzio può fare paura. Compassione è dire senza parole: ci sono, sono qui per te e richiede presenza vera, autentica.
Karuṇā è un atto di grande coraggio, il coraggio di non voltarsi, di non chiudere il cuore per non sentire. È un piccolo gesto, che richiede di ascoltare soltanto.
Ritornare al corpo e al respiro ci aiuta a coltivare occasioni di presenza anche nei piccoli gesti, ci permette di rimanere ben radicati ma con cuore aperto e disponibile. Il dolore non sparisce ma sa che non è più solo.
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