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Riflessione

In questi ultimi tempi ho portato maggiormente l’attenzione al minuscolo, al dettaglio. Difficile soffermarsi su qualcosa di minuto nella nostra quotidianità che, con le sue mille sollecitazioni esterne, ci assorbe completamente.  E più facile lasciare scivolare il tempo correndo tra le nostre attività piuttosto che ritagliarsi qualche spazio per la “decorazione del cuore”. Il piccolo non richiede un gesto immediato e isolato ma la capacità entrare in una dimensione di accoglienza e disponibilità più ampia, prendersi tempo, quello che non abbiamo mai, ma che possiamo concederci per osservare. Acuire lo sguardo, accompagnarlo in una danza delicata per far emergere sfumature inaspettate e sconosciute all’occhio distratto, così, quasi da subito, la mente si sintonizza su un ritmo diverso, più lento, accettabile, sano. La mente diventa più ricettiva, più attenta, presente, ci permette di entrare nel ruolo di osservatori. Di noi stessi e delle meraviglie della natura che ci circonda. Qualche giorno fa sono entrata nella dimensione dell’osservatore delicato, in una mostra dedicata alle erbe e ai fiori, da visitare in punta di piedi per non rompere …

Riflessione

Fermarsi è una tappa fondamentale in qualsiasi percorso, nello yoga segna il momento iniziale, la base della pratica. Siamo immersi in un mondo in cui il movimento si trasforma in una corsa incessante, l’agire è prioritario al punto da spingerci all’azione, continua, costante. O meglio, volubile, nel senso che sono previste accelerate, impennate, picchi e quasi mai rallentamenti o pause, tanto meno arresti. Fermarsi. Diventa un atteggiamento scomodo, sconveniente, fuori da ogni clichè del nostro tempo. Diventa motivo di giustificazione, imbarazzo, una condizione strana anche a noi stessi. Difficile accettarlo. Difficile crederlo necessario. Difficilissimo concederselo. In questo periodo prezioso di forzata immobilità, me lo sono concessa, il fermarsi. Staccare la spina del frullatore di azioni continue che ci tengono in balia della nostra energia cinetica apparentemente infinita. Darsi tempo, non è impossibile, e porta a diverse domande, come:“quanto troppo chiediamo a noi stessi? Quanto troppo poco ci concediamo pause?” Questo, per me, è stato un fermarsi sano, di riappropriazione di spazio e di tempo. Il corpo parla e dà segnali che abbiamo il dovere di cogliere, e così è stato. Un fermarsi per ritrovarsi. Lo possiamo …