Approfondimento
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Consiglio di lettura

Un libro bello, bellissimo. Osservare la Terra da lontano, essere immersi in un grande vuoto in cui la Terra diventa riferimento e occasione di riflessione, casa ma anche luogo estraneo, luogo a cui diamo meno valore ma a cui dobbiamo ritornare. Osservare la terra da lontano è come riportare la nostra mente in una relazione diversa con ciò che c’è nelle nostre vite. Fare un passo indietro, senza farsi travolgere, familiarizzare anche con altre angolazioni, nuovi punti di vista, nuove prospettive. 

Mi ha riportata alla meditazione e alla capacità di osservare.

Con le minuziose descrizioni di cose che diamo ormai per scontate, senza renderci conto della maestosità di questa grande madre che ci accoglie questo libro è un inno alla vita, alla vita sulla Terra, un invito a prendercene cura.

Ci sono passaggi di una delicata sincerità che mettono a nudo le nostre paure più grandi, la paura di restare soli è una di queste. Il tema del vuoto, la continua ricerca di altre forme di vita come esempio di curiosità, di speranza, di spinta a contrastare la solitudine.

Solo guardando la Terra da lontano riusciamo a capire che non siamo al centro, ma che siamo in un ammasso vertiginoso di cose danzanti e che possiamo rapportare la nostra civiltà ad una singola vita, per renderla più comprensibile.

[…] “ e così, spinta dalla solitudine, dalla curiosità e dalla speranza, l’umanità guarda lontano e pensa che potrebbero essere su Marte, gli altri, e lancia sonde. Eppure, pare che Marte sia un deserto ghiacciato di crepe e crateri, quindi forse nel sistema solare vicino, o nella galassia vicina, o in quella dopo. 

Abbiamo inviato le sonde Voyager nello spazio interstellare in preda ad un sentimentale e fantasioso moto di speranza. […] nel frattempo, abbiamo iniziato ad ascoltare i punti più remoti alla ricerca di onde radio. Nessuna risposta.

[…]Cosa possiamo fare della nostra solitudine assoluta se non guardare noi stessi?

Esaminarci in interminabili attacchi di affascinata distrazione, innamorarci, odiarci, fare di noi stessi teatro, mito e culto. Perché in fin dei conti, cos’altro c’è? Eccellere in tecnologia, sapere e intelletto, sentire il fastidio di un desiderio di appagamento che non riusciamo a soddisfare, guardare al vuoto (che ancora non risponde) e costruire comunque astronavi, girare all’infinito intorno al nostro pianeta solitario, fare piccole escursioni sulla nostra Luna solitaria e formulare pensieri come questi, nel nostro sconcerto sospeso e nello stupore costante. Voltarsi verso la Terra che brilla come uno specchio illuminato in una stanza nero pece, e parlare nelle nostre radio gracchianti all’unica forma di vita che sembra esserci. Ehilà? Ciao, konnichiwa, zdraste, bonjour, mi sentite, pronto?[…]

Solo allontanandoci dalla Terra ci si rende conto della sua bellezza, complessità e allo stesso tempo straordinaria semplicità come un maestro a cui rivolgersi. Ci riporta all’essenziale, all’ascoltare cosa si prova in uno sguardo attento, mosso dalla curiosità e privato dei riferimenti mentali in cui ci siamo trincerati, ci invita alla contemplazione e nello stesso tempo alla riflessione. Sulle nostre azioni, sui nostri comportamenti, su ciò che possiamo cambiare per rispettare la Terra, onorala come madre suprema. 

[…]Durante l’addestramento erano stati avvertiti di cosa sarebbe successo esponendosi ripetutamente a questa Terra priva di interruzioni. Vedrete la sua pienezza, l’assenza di confini se non la linea tra mare e terraferma, dicevano. Non vedrete paesi, solo una sfera rotante che non conosce possibilità di divisioni, e tantomeno di guerre. E vi sentirete tirati in due direzioni simultaneamente. Euforia, ansia, estasi, depressione, tenerezza, rabbia, speranza, disperazione. Perché ovviamente sapete che le guerre abbondano e che la gente uccide e muore per i confini. Mentre quassù ci può essere il lieve e distante incresparsi della terra che suggerisce una catena montuosa o una vena che fa pensare a un grande fiume, ma nient’altro. Non ci sono muri o barriere e nemmeno tribù, guerre o corruzione, né particolari motivi per cui aver paura. […]

Osservare la terra da lontano, porsi delle domande, davanti a catastrofi che non si possono evitare, al sentirsi, inermi e impotenti di fronte all’immensità delle forze naturali prodotte dai nostri comportamenti. Richiama l’attenzione alla conseguenza delle nostre azioni passate ma ci chiede azioni concrete, immediate per dare nuova luce ad un pianeta plasmato dall’incredibile forza dell’avidità dell’uomo, che ha cambiato tutto, le foreste, i poli, le riserve, i ghiacciai, i fiumi, i mari, le montagne, le coste, i cieli. Un pianeta modellato e disegnato dall’avidità.

Quali azioni possiamo compiere per far pace con la Terra? Riconoscere le cause del suo progressivo essere sfruttata, spogliata, maltrattata a favore di una nostra supremazia autoproclamata e continuamente alimentata da una politica di cui tutti siamo responsabili, che ci invita a non vedere, non leggere, non preoccuparci, sperando di dimenticarci tutto ad ogni nuova alba, ad ogni nuova rotazione terrestre.

Forse è il caso di prenderci cura della Terra…

[…] È il desiderio, o meglio il bisogno (alimentato dal fervore) di proteggere questa Terra enorme e minuscola. Quest’adorabile sfera, bizzarra e miracolosa. Che data la scarsità delle alternative, è inconfondibilmente casa. Un luogo senza limiti, un gioiello sospeso, così sorprendentemente luminoso. Non potremmo vivere in pace gli uni con gli altri? E con la terra? Non è un desiderio ardente ma una supplica disperata. Non possiamo smettere di distruggere, saccheggiare e sperperare quest’unica cosa da cui dipende la nostra vita? […]

Citando le parole della traduttrice, tra i mille messaggi di questo libro, che parla di noi poveri umani e di come dimentichiamo il nostro pianeta puntando allo spazio, c’è proprio questo spronarci a riportare lo sguardo alla bellezza delle cose, alla grazia, al cuore degli uomini. “ La Terra è la risposta a tutte le domande. La Terra è il volto di un innamorato felice; la guardano dormire e svegliarsi e si perdono nelle sue abitudini. La Terra è una madre che aspetta il ritorno dei suoi figli, pieni di storie, di estasi, di nostalgia.” Da leggere.

Torino, 16 aprile 2025

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