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La storia di Om

La manifestazione del mondo è avvenuta grazia alla vibrazione sonora emessa da Prajapati, divinità che presiede la procreazione e la generazione della vita.

Il primo suono prodotto fu “Om”, chiamato anche pranava, che significa “ronzio”, più che il suono dell’assoluto, è l’Assoluto fatto suono.

È molto di più di un di un suono creatore trascritto in linguaggio umano, è la vibrazione fondamentale, eterna, il fondamento di tutto ciò che esiste.

La manifestazione del mondo è avvenuta grazia alla vibrazione sonora emessa da Prajapati.

Il primo suono prodotto fu Om chiamato anche pranava, che significa “ronzio”, più che il suono dell’assoluto, è l’Assoluto fatto suono.

È molto di più di un di un suono creatore trascritto in linguaggio umano, è la vibrazione fondamentale, eterna, il fondamento di tutto ciò che esiste.

Da dove arriva? Chi lo recita? Qual è il fine?

Per trovare le radici di Om, torniamo indietro di 3500 anni nell’attuale India del Nord, dove arrivò dall’Asia Centrale, la popolazione degli Arya, i “nobili”. Gli Arya percorsero l’India del Nord, diffusero la loro lingua, il sanscrito, le loro credenze, la religione vedica e il loro ordine sociale.

In questo contesto vennero composti i Veda, un enorme raggruppamento di inni, canti e formule dedicate alle divinità come il grande Indra, il Vento Vayu, il Sole Surya, il Fuoco Agni, e tanti altri.

Al centro della tradizione vedica c’è il sacrificio. Gli Arya offrivano sacrifici agli dei, li nutrivano attraverso il fumo delle loro offerte. In cambio gli dei inviavano loro piogge e raccolti, vittorie nelle battaglie e prosperità per i discendenti.

La parola era ed è tutt’ora il legame tra gli dei e gli uomini, conferisce al sacrificio la sua efficacia.

Gli inni dei Veda vengono cantati, sussurrati e mormorati durante i sacrifici. Gli inni dei Veda sono i primi mantra che noi conosciamo.

È nell’ambito di questi gesti rituali che Om fa la sua comparsa. Durante un rituale, il suono Om viene pronunciato più volte: precede e chiude ogni formula, assicura l’unione tra due versi recitati da sacerdoti diversi, sostituisce l’ultima sillaba di un verso.

Ripetute centinaia, migliaia di volte durante lo stesso sacrificio, le vibrazioni di Om costituiscono il paesaggio sonoro del rituale.

Certamente per gli Arya questa sillaba aumenta di significato il mantra.

Perché? La risposta si può ritrovare nei Brahmana (testi religiosi composti in sanscrito intorno al XI-IX sec. A.C., per descrivere la relazione tra le formule sacrificali (mantra) e le azioni (karma) nelle cerimonie sacrificali presenti nei Veda)

Nei Brahmana, la sillaba Om viene divisa in tre fonemi: A-U-M. Se pronunciata il più lentamente possibile la sillaba Om si potrà percepire questa divisione.

Questa triade corrisponde ai tre stadi dell’universo (la terra, il cielo e lo spazio intermedio), al passato, al presente e al futuro, alle tre grandi divinità della trimurti (Brahma, Vishnu, Shiva), ai primi tre Veda (Rg-Veda; Sama-Veda e Yajur-Veda).

A-U-M si  rapporta ai tre soffi vitali (prana, apana e vyana) , alle tre qualità della materia (Rajas, Tamas e Sattwa), alla struttura dell’individuo, formato da corpo, mente e Sé (Atman).

Si può quindi comprendere che TUTTO è contenuto nell’Om: gli dei, i Veda, l’intero universo e la sua creazione e l’individuo.

Possiamo notare l’importanza del numero tre,  il mantra viene spesso recitato tre volte.

La sillaba Om viene ripetuta all’inizio e alla fine dalla recitazione dei Veda, da qui la tradizione di recitare Om per tre volte.

La Om è importante nei riti collettivi quanto nella pratica personale. Qual è il legame del suono Om con lo yoga?

Soffermandoci sui testi che concludono i Veda, le Upanishad, possiamo ritrovare elementi che meglio fanno comprendere l’uso di Om. Qui, infatti, si parla di interrompere il ciclo delle rinascite: la vibrazione di Om, intesa come strumento di liberazione (moksa) dal ciclo delle rinascite non più come sacrificio agli dèi per ottenere una vita prospera.

È a partire dalle prime Upanishad vediche che il suono Om viene presentato come l’essenza dei Veda, l’essenza dell’universo nel suo insieme e la fonte dell’immortalità.

Questo è lo scopo dello yoga originario: un mezzo per annientare il Karman, il peso delle azioni, per liberarsi dal samsara, il ciclo delle rinascite.

Le Upanishad propongono un percorso di conoscenza: la conoscenza del proprio vero Sé, per scoprire la nostra anima profonda, Atman come dicono i testi, e riconoscere che è identica al Brahman, l’anima dell’universo.

Poiché la nostra anima individuale è unita all’anima universale, siamo liberi per natura.

Per scoprire il vero Sé, le Upanishad raccomandano la via della meditazione senza rompere con le tradizioni vediche.

Infatti, non si oppongono al sacrificio, ma si sovrappongono, presentandolo come un sacrificio interiorizzato. Non è più carne animale o burro fuso quello che il praticante offre al fuoco esterno, ma sono le sue stesse funzioni mentali e vitali, a cominciare dal respiro, che egli riversa come oblazione al suo fuoco interno.

Nel III secolo a.C., nella Katha UpanishadOm viene presentato come un supporto per la meditazione.

Non sappiamo cosa questo implichi concretamente: era necessario, pronunciare, pensare, visualizzare Om?

In ogni caso Om si presenta come la chiave della liberazione, è un seme che permette alla nostra anima individuale di fondersi con l’anima universale.

Alcuni secoli dopo le Upanishad, negli Yoga Sutra di Patanjali (I.27-I.28) viene indicato il sentiero per avvicinarsi a Ishvara (inteso non come un dio nel senso comune ma come un’anima speciale, mai stato reso schiavo dal peso del Karman e che può sostenere lo yogin nella sua ricerca)

Questo Ishvara non può essere percepito direttamente ma attraverso la recitazione ripetuta (Japa), la vibrazione può permettere di scoprire la natura intima della coscienza. Questa vibrazione è Om

Nello yoga moderno la sillaba Om si è abbastanza dissociata dalla tradizione religiosa indù divenendo un simbolo più ampio, e spesso un po’ vago, della spiritualità, come una sorta di luogo comune nelle diverse pratiche meditative e di yoga.

Dalla vibrazione di Om cantata, sussurrata o recitata mentalmente, dal sacrificio vedico alla meditazione degli yogin, questa sillaba sacra percorre la storia della religione e della spiritualità indiana. Om è il più elementare di tutti i suoni.

La sua origine è molto antica, non è possibile fare una riflessione completa in poche righe, ma per ora mi fermo qui.

La recitazione di Om è un suono che non ci dà nessuna indicazione materiale, non ci porta verso nessun oggetto esterno, ma ci fa dimorare nello stato puro della nostra coscienza.

Om Shanti Shanti Shanti