La vita si muove in un flusso di emozioni: gioia, coraggio, stupore, quiete… Ognuna di esse è un rasa, un sapore dell’esperienza che possiamo sentire, ascoltare e trasformare.
I Nava Rasa: un percorso attraverso le emozioni, nello yoga, nell’āyurveda e nell’estetica indiana
Il termine Rasa deriva dalla radice sanscrita √ras che significa stillare, fluire, assaporare e che può essere tradotto con il termine essenza. Il termine è volutamente generico per permetterci di avere uno sguardo più ampio su tanti dei suoi significati.
Esso, infatti, indica l’essenza che scaturisce da un insegnamento, dal corpo attraverso i liquidi e fluidi che lo costituiscono ed attraversano, da un cibo con il suo sapore, da un profumo o un succo che nutrono e danno forza, estendendosi a vari campi come metafora di ciò che dà gusto, energia ed esperienza alla vita.
Rasa assume tante forme:
Rasa come Amrita, nettare divino, linfa vitale che dà longevità e beatitudine; spesso associato al soma degli dei e all’esperienza trascendente, con riferimento
Rasa come gioia pura, soddisfazione interiore che nasce dall’unione con il Sé; gioia oltre i sensi e il desiderio materiale.
Rasa come succo, linfa, nutrimento, la sostanza vitale che dà vita al corpo e alle emozioni; da qui derivano i gusti (ṣaḍ rasa) in Āyurveda.
Rasa come sapore del desiderio, forza attrattiva che spinge all’azione o alla ricerca del piacere; può essere trasformato in bhakti, amore spirituale o esperienza estetica.
Rasa come essenza emotiva universale evocata dall’arte; si “gusta” interiormente come esperienza condivisa e trasformativa, con riferimento al Nāṭyaśāstra.
Rasa è quindi, sostanza (nutrimento corporeo o linfa vitale), esperienza emotiva (gioia, bellezza, meraviglia), trascendenza (beatitudine, nettare divino), desiderio trasformabile: attrazione che può essere sublimata nell’amore o nell’arte.
Nel Nāṭyaśāstra, il grande trattato di estetica e drammaturgia (attribuito a Bharata, II sec. a.C. – II sec. d.C.), rasa è l’essenza emotiva universale evocata da un’opera d’arte, da una performance o da un’esperienza estetica. Ogni rasanasce dall’elaborazione delle emozioni individuali (bhāva), ma si trasforma in esperienza estetica capace di toccare chiunque: da personale diventa universale. Bharata definisce il rasa come ciò che viene “gustato” dallo spettatore: non è solo ciò che l’attore esprime, ma ciò che lo spettatore vive interiormente.
Nel Nāṭyaśāstra, si trovano descritti i Nava Rasa, le nove essenze o emozioni fondamentali, radicati anche nello yoga e nell’ayurveda:
- Śṛṅgāra – amore, bellezza, attrazione
- Hāsya – gioia, riso, leggerezza
- Karunā – compassione, empatia, tenerezza
- Raudra – collera, forza, potere trasformativo
- Vīra – coraggio, eroismo, determinazione
- Bhayānaka – paura, timore, rispetto del limite
- Bībhatsa – disgusto, repulsione, capacità di discernere
- Adbhuta – meraviglia, stupore, apertura all’ignoto
- Śānta – pace, quiete, equilibrio profondo
Queste emozioni non sono classificate come “positive” o “negative”: ciascuna è riconosciuta come movimento vitale, una forza che, se accolta, porta alla trasformazione e alla conoscenza di sé.
Nello yoga, i rasa possono emergere spontaneamente durante la pratica: il corpo e il respiro diventano luoghi di ascolto in cui riconoscere la qualità energetica di ogni emozione. Attraverso pratyāhāra (l’interiorizzazione dei sensi) e dhyāna (meditazione), i rasa si rivelano come porte verso stati più profondi di consapevolezza.
Nell’āyurveda, il concetto di rasa è duplice: indica sia i “gusti” (dolce, acido, salato, pungente, amaro, astringente) che nutrono il corpo, sia i “sapori sottili” che nutrono la mente. Ogni emozione, come ogni gusto, ha un effetto sui doṣa (Vāta, Pitta, Kapha), creando equilibrio o squilibrio a seconda di come viene vissuta.
Nell’estetica indiana, i rasa sono l’anima del teatro, della danza e della musica: il Nāṭyaśāstra descrive come l’arte sia capace di evocare i rasa nello spettatore, ampliando la coscienza.
Se osserviamo i rasa come tappe di un viaggio, scopriamo che ognuno di essi rappresenta una sfumatura dell’esperienza umana. Dal desiderio di unione di Śṛṅgāra alla quiete finale di Śānta, i rasa compongono un arcobaleno emotivo che non va respinto, ma esplorato. In questo modo, anche le emozioni difficili diventano occasione di crescita, di purificazione e di libertà.
L’invito è a non fuggire dalle emozioni, ma ad abitarle come paesaggi interiori: ognuno la propria energia e la propria saggezza.
Durante l’anno di yoga cercheremo di fare esperienza delle diverse emozioni, attraverso la pratica dello yoga e della meditazione, con pratiche di consapevolezza e tecniche di introspezione per esplorare come ciascuna emozione abita il corpo, come può essere riconosciuta e trasformata in risorsa vitale.

