Tema esperienziale, Tema Settimanale

Luce

Con il termine luce si indica letteralmente l’ente fisico cui è dovuta l’eccitazione nell’occhio delle sensazioni visive, cioè la possibilità di vedere gli oggetti, oppure possiamo definire la luce come porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano.

La luce, però, oltre ad essere un fenomeno fisico di primaria importanza, è un ente altamente simbolico, come lo spazio e il tempo, nel determinare la nostra esistenza. La luce rappresenta e si identifica con la vita stessa.

Sebbene meno sfuggevole e astratta del tempo e dello spazio, la luce si può infatti misurare e vedere, fin dall’antichità è stata associata al divino, proprio per le sue peculiari caratteristiche: la luce è ciò che garantisce la vita ed è ciò che illumina il cammino sulla Terra, è la sintesi dei contrari, in quanto contemporaneamente corporea e incorporea, materiale e spirituale.

La luce è dunque il simbolo universale della divinità, è quell’elemento che dopo il caos delle tenebre originarie, attraversa il Tutto dando ordine all’universo e confinando l’oscurità. La luce è un principio fondamentale in tutte le antiche religioni.

La luce è dotata di un principio “autodiffondente”, dal suo punto originario si estende in tutte le direzioni rendendo visibile e conoscibile ciò che c’è intorno.

L’ottica diventa fondamentale per la filosofia naturale in quanto, studiando la luce, possiamo comprendere l’origine e le strutture dell’universo.

Ma la luce diventa anche un mezzo spirituale, in quanto è essenza divina nella sua più perfetta espressione di chiarezza che illumina così ogni mente: essa è ciò che ci apre letteralmente gli occhi davanti al mondo permettendoci di conoscerlo.

La luce rischiara il cammino della conoscenza.

Nei testi dello yoga troviamo il termine Jyoti che significa ciò che è pieno di luce, indica la luce stessa, la fiamma, l’illuminazione.

Incontriamo il termine Prabha che indica luminosità, la luce riflessa che percepiamo indirettamente dalla fonte primaria. La radice Pra significa qualcosa di intenso mentre il termine Abha indica solo luce.

Luce si può indicare anche con il termine Prakasha, inteso come illuminazione, fonte e sorgente di vita. Esiste il surya prakasha, ovvero la luce del sole, la luce esterna;  ma esiste anche Atma Prakasha, la luce interiore.

Il permine Prakasha lo incontriamo negli Yoga sutra di Patanjali:

“Prakasa kriya sthiti silam bhutendriyatmakam bhogapavargartham drsyam”. (P.Y.S. II-18)

“Tutto ciò che esiste (Bhuta) ha le tre qualità di luce (Prakas”), attività (Kriya), stabilità (Sthiti) e tutto ciò che possiamo acquisire (Drsya) attraverso i nostri organi di senso (Indriya), può dare alla pura coscienza (Atma) un’esperienza piacevole (Bhoga Apavarga).”

Nello Yoga di Patanjali, i tre termini Prakasa – kriya – sthiti, corrispondono ai tre termini Sattva – Rajas – Tamas del Samkhya.

Attraverso la pratica ritroviamo questi aspetti che riscontriamo nel mondo materiale, dopo il percorso sugli elementi che caratterizzano la natura intorno a noi e dentro di noi, la luce ci porta verso un piano più sottile. Attraverso la purificazione del corpo, dei canali energetici sottili, creiamo le condizioni ottimali per riuscire a percepire una chiara visione di noi.

Om Shanti Shanti Shanti