Possediamo un corpo, donato dei genitori, ricevuto dal Creatore, e ci appartiene, lo usiamo. Usandolo, però, il corpo tende a perdere il suo naturale stato di equilibrio, tende ad accumulare impurità ed è quindi necessario ripulirlo di tanto un tanto, attraverso Shuddhi, la purificazione.
Nell’Hatha Yoga si definisce la struttura psico-fisica con Ghata, il nostro contenitore, e Ghata Yoga significa unione con questo contenitore, essere all’interno.
Il lavoro dello yoga parte sempre dall’osservazione e dall’esperienza, fare esperienza del corpo. Nell’Hatha Yoga ci viene insegnato a prenderci cura del corpo, prima che il corpo si ammali, attraverso pratiche di Shatkarman (purificazione) che nell’Hathayogapradipika vengono descritte come la prima parte del cammino del praticante.
Come facciamo esperienza del nostro corpo? Molto spesso viviamo senza che ci sia questa consapevolezza.
L’esperienza è il requisito base nello Yoga.
L’esperienza del corpo può essere fatta direttamente o attraverso alcune delle sue funzioni, il nostro corpo è il primo requisito necessario per poter esperimentare la nostra esistenza.
Il termine yogico per corpo è Ghata (Deha o Sharira) che significa contenitore. Un contenitore che con l’uso accumula impurità e ha bisogno di essere purificato. Lo Hatha Yoga ci spiega come e quali sono i parametri che ci permettono di esperimentare il nostro corpo e le sue impurità.
Il corpo fisico è costituito da apparati e sistemi, ma ciò che possiamo sperimentare e utilizzare volontariamente sono i muscoli. Le nostre attività sono attività muscolari, ad eccezione delle funzioni sensoriali e delle attività ghiandolari.
Attraverso la distensione e l’allungamento si favorisce il rilascio delle tensioni muscolari iniziando il processo di purificazione, Dhea Shuddi.
Anche una posizione semplice ci porta in contatto con il nostro corpo se impariamo a viverla in piena presenza. Infatti, possiamo vivere l’asana in due modi: possiamo affacciarci come ospiti distratti seguendo il flusso degli eventi lasciando che emozioni di piacere o fastidio prendano il sopravvento, oppure possiamo decidere di vivere quel momento, in piena presenza. Solo allora potremmo iniziare a fare esperienza di come il nostro corpo viene percepito dall’interno e come cambia questa esperienza momento dopo momento
Ghata(stha) yoga, viene definito “lo Yoga di quel vaso che è il corpo”. Con questa espressione la Gheranda Samitha designa il percorso ascetico da essa descritto: il corpo vi è concepito come un vaso che deve essere “cotto” da quel fuoco che è lo Yoga. Ghatastha Yoga può essere sinonimo di Hatha Yoga.
Da Stefano Piano, “Enciclopedia dello Yoga”
Questa settimana dedicheremo la pratica al favorire l’esperienza del corpo, vivendolo dall’interno, osservandone i punti evidenti e quelli silenti, le tensioni, i blocchi e le aree più libere. Con semplici movimenti ci relazioneremo con il nostro corpo, come osservatori neutrali. Attraverso l’allungamento andremo ad attivare attenzioni più sottili che ci porteranno a percepire il movimento anche nella staticità, in unione con il nostro corpo fisico, respiratorio, energetico, sottile.
Om Shanti Shanti Shanti

