Il 10 settembre in India si è celebrato il Ganesh Chaturthi, la nascita di Ganesh, figlio di Shiva e Parvati, una delle divinità più importanti nel pantheon induista.
Ganesh è il Signore delle cartegorie, uno dei tanti nomi di Ganapati.
Ganapati rappresenta uno dei concetti base del simbolismo mitologico indiano, l’identità di microcosmo e macrocosmo. Tutto ciò che si può conoscere e classificare forma una categoria (gana), e sta ad indicare qualunque collezione di cose. Il principio di ogni classificazione che permette di stabilire una relazione tra i diversi ordini, tra macrocosmo e microcosmo, si chiama Ganapati, signore delle categorie.
Ganesh è raffigurato come un uomo dalla testa di elefante e simboleggia l’unità del piccolo essere, l’uomo, il microcosmo, con il macrocosmo, l’elefante.
Il termine Gaja (elefante), ha il significato simbolico di origine e scopo. Lo stadio raggiunto dallo yogi, nell’ultima esperienza di identificazione (samadhi) è “lo scopo” (ga), mentre l’origine (ja)è il verbo, il principio da cui è scaturita la sillaba AUM.
L’elefante è quindi il principio da cui inizia l’esistenza e da cui nasce la sillaba AUM, da AUM il Veda e dai Veda il mondo.
La parte umana di Ganesh è il principio manifesto: inferiore al non manifesto, insito nell’elefante, che costituisce la testa.
L’immagine di Ganesh ricorda che l’uomo è l’immagine del cosmo. Ogni realizzazione gli è possibile senza che debba uscire da sè stesso. Studiando i suoi impulsi interiori e la propria struttura interna egli può capire la natura dell’Universo.
Il signore delle categorie è distruttore degli ostacoli. Nella Ganapathi Upanishad si dice:
“Io saluto il figlio di Shiva che personifica il Dispensatore di doni e il Distruttore degli ostacoli”
Come tutti gli altri dei, Ganesh è rappresentato da un mantra, il monosillabo AUM e oltre ad avere un suo yantra, viene rappresentato spesso con una svastica sul palmo della mano. La svastica è il simbolo grafico di Ganesh, composta da una croce uncinata, che esprime lo sviluppo del molteplice partendo dall’unità, il punto centrale. Ogni ramo è a forma di gomito in modo che la parte esterna non indichi la direzione del centro: questo sta a simboleggiare che le forme esteriori dell’universo non ci portano mai verso la loro unità fondamentale, per questo si dice che la via che conduce al principio è tortuosa (vakra)
Ganesh viene rappresentato con una zanna, quattro braccia, poiché lui creò le quattro specie di esseri, stabilì le quattro caste e rivelò le quattro vie della conoscenza, i quattro Veda.
Delle sue mani, una tende un laccio, per catturare l’Errore, il nemico dei cercatori di verità e l’altra un uncino, per guidare gli elefanti, per manifestare la sua autorità sul mondo.
Delle altre due, con una fa il gesto del donare, indicando la sua generosità verso coloro che lo invocano. Con l’altra il gesto dell’allontanare la paura, sottolineando che egli non può essere raggiunto dal tempo, e dalla morte, alla quale appartiene ogni paura.
Il topo è la sua cavalcatura. L’ambiente del topo è l’interno delle cose. Il Sé, l’Atman onnipresente, è un topo che vive in un buco chiamato intelletto, dentro il cuore di tutti gli esseri, approfitta delle gioie di ogni creatura. Il sé di ciascuno è un ladro come il topo perché, senza essere visto, si appropria di tutto ciò che gli individui possiedono. Si dissimula dietro le forme imperscrutabili dell’illusione e nessuno sa che è lui, in realtà, che gode dei piaceri che le persone credono di provare.
“A Lui va il beneficio di ogni ascesa” (Bhagavadgita)
Ganesh è obeso, perché l’intera manifestazione è contenuta in lui ma lui non è contenuto in nulla.
Le sue orecchie sono grandi come ventagli, perchè accoglie tutte le parole che gli uomini gli rivolgono, poi getta al vento la polvere del vizio e della virtù così che rimangono solo i valori reali.
L’inno a Ganesh viene recitato all’inizio di ogni impresa, come simbolo di buon auspicio
Om Gam Ganapataye Namaha – Mi affido a te, Signore di tutti gli esseri
Dedichiamo questa settimana a Ganesh, per iniziare un nuovo cammino di yoga insieme, portando nella pratica molti dei suoi aspetti.
Om Shanti Shanti Shnati
(testo in parte tratto da: “Miti e déi dell’India” di Alain Daniélou)

