Dai tempi dei primi Veda fino all’Induismo moderno, in India l’acqua è stata considerata una manifestazione tangibile dell’esistenza divina.
Nel RgVeda si dice: “In principio tutto era come una distesa di acqua senza luce”; e ancora oggi, nei riti quotidiani, uno degli oggetti di culto più semplici e più comuni è un’olla o un vaso pieno d’acqua che rappresenta la presenza della divinità e tiene luogo di immagine sacra. Per la durata del culto l’acqua è considerata la residenza o seggio (pitha) della divinità.
Le Acque possiedono un carattere che potremmo definire intermedio, non sono né aria né terra, sono sulla terra ma vengono dal cielo, portano la vita ma possono anche spazzare via ogni cosa e donare la morte; purificano ma allo stesso tempo possono essere fangose, sono sulla superficie ma hanno anche percorsi oscuri, sotterranei. Prendono le forme più diverse ed hanno libertà illimitata, ed in virtù di queste qualità divengono quindi veicolo dell’energia divina stessa.
La loro prima funzione è per eccellenza la purificazione. L’acqua è alla base di diverse tecniche di purificazione nella tradizione dello yoga, come per esempio, Jala Neti (il lavaggio del naso), Shank Prakshalana (il lavaggio dell’intestino).
L’acqua è impiegata come strumento di purificazione, ma anche come elemento presente in tutto ciò che vive, simbolo di onnipresenza. L’acqua è il femminile che si espande, colmando ogni vuoto, penetrando ogni fessura.
Om shanti shanti shanti.

